Il gusto del cambiamento climatico – 25 Magazine: Issue 4

Il gusto del cambiamento climatico – 25 Magazine: Issue 4

CCi sono molte tazze di tè indimenticabili. Per me, sono quelle che cambiano il modo di vedere il mondo, che fanno agire e danno nuova forma alla direzione di ciò che facciamo. Sono passati dieci anni da quando una tazza di tè verde Pu-erh ha guidato il mio percorso di ricerca in merito agli effetti del cambiamento climatico sulla qualità del tè.

Lezioni di sostenibilità dai coltivatori delle agroforeste di tè di SELENA AHMED

Era la tarda primavera del 2007. Mi trovavo in un villaggio Akha sulle montagne Bulang dello Yunnan, provincia sud-occidentale della Cina, per svolgere del lavoro sul campo relativo ai miei studi di dottorato sull’ecologia e la cultura del tè. Lo Yunnan del sud e le adiacenti aree montane di Myanmar, Laos, Vietnam e India sono la terra natia della pianta del tè (Camellia sinensis), la fonte di tutto il tè verde, bianco, nero, Oolong e Pu-erh. Le montagne dello Yunnan del sud sono l’epicentro della diversità del tè.

Avevo passato la giornata a misurare la biodiversità delle piante nelle agroforeste di tè della comunità. Nelle agroforeste, a volte è difficile distinguere i sistemi gestiti del tè dal verde che li circonda, ma è proprio in questi luoghi ombrosi che, sommerse da orchidee e coperte di muschio, fioriscono le antiche piante di tè, fino a raggiungere un’altezza massima di 15 metri. Il tè cresce accanto ad altri alberi locali usati nell’alimentazione, in medicina, per la costruzione di materiali, per la tintura, come foraggio e legna da ardere, per rituali e creazione di strumenti. Le stesse piante di tè sembrano diverse l’una dall’altra sotto ogni punto di vista: per dimensione, età e cultivar. Infatti, un ettaro di agroforesta gestito da una piccola famiglia di agricoltori può ospitare fino a 15 diverse cultivar di tè.

Al tramonto, ho infilato nello zaino la mia pressa per piante e gli altri strumenti per la ricerca e mi sono diretta verso casa di Li Gan e Aye Ying per una tazza di tè. Era diventato un rituale dopo un giorno di lavoro. Aye Ying preparava una tazza del raccolto più fresco appena tostato. Dopo un sorso di tè verde Pu-erh, mi diceva con sicurezza: “È cambiato. Il gusto è cambiato”. Erano passati solo pochi giorni da quando mi erano unita a questi coltivatori di tè sul loro portico che si affacciava sulle vaste agroforeste, poco oltre il villaggio. Era la stagione secca, e il monsone dell’est asiatico era appena arrivato. Aye Ying si riferiva al cambiamento del sapore del tè in corrispondenza dell’arrivo del monsone.

Il tè di primavera dello Yunnan è il più costoso delle tre stagioni di raccolto, poiché presenta il profilo di sapore più intenso, complesso, ma allo stesso tempo equilibrato, caratterizzato da un forte aroma di fiori, legno e agrumi e un gusto agrodolce con un retrogusto dolce che persiste in fondo al palato, che prende il nome di gaan. Anche gli attributi stimolanti e medicinali del raccolto di primavera sono percepiti più forti.


Quando arriva il monsone, il tè dello Yunnan meridionale viene classificato come tè monsonico, caratterizzato da un gusto meno intenso rispetto al tè di primavera. Sono le percezioni sensoriali dei coltivatori e dei commercianti di tè a stabilire quando avviene il cambio, con segnali di prezzo e curve di sapore che riecheggiano in tutta la filiera e si riflettono sul guadagno dei coltivatori, nonché sul modo in cui gestiscono le loro serre. Questi cambiamenti sensoriali sono fonte di preoccupazione per i coltivatori, poiché il tè monsonico vale solo metà del prezzo di quello di primavera. Negli ultimi decenni, i coltivatori hanno osservato che la stagione dei monsoni tende ad allungarsi a causa del cambiamento climatico, con precipitazioni più intense e piogge imprevedibili.

 

Li Gan mi spiegò che mentre la variabilità delle precipitazioni è il fattore climatico principale a influenzare la qualità del loro tè, non è l’unico che si trovano ad affrontare persone, piante ed ecosistemi. Oltre al clima infatti, questa comunità sta subendo un drastico cambiamento legato all’espansione del mercato del tè, alla globalizzazione, ai cambiamenti politici e sociali, alla deforestazione e non solo. Tutto questo incide sulla cultura e l’ecologia del tè.

Riguardo al cambiamento climatico, Li Gan e Aye Ying hanno osservato che nel tempo le temperature sono aumentate, portando meno giorni di freddo, inverni più miti, estati più calde e meno gelate. I cambiamenti nelle precipitazioni e nella temperatura incidono sia sulla qualità del tè che sui raccolti, a volte con un rapporto inverso. Li Gan ha continuato dicendo che la stagione del raccolto di primavera inizia prima, ma che il germogliamento anticipato incide sui processi di sviluppo del sapore durante la dormienza delle piante e rende le gemme più vulnerabili ai danni provocati dal gelo.

Mentre Aye Ying mi serve un’altra tazza di tè preparato con le foglie raccolte da una nuova distesa a monocoltura, in cui il tè è esposto al sole e si sviluppa a partire da propaguli clonali, e dove le piante di tè sono potate uniformemente come arbusti, azzarda un’ipotesi: “Questo tè è davvero cambiato. Potremmo trattarlo in modo diverso, o coltivare tè nero al posto del Pu-erh”. Le distese a monocoltura sono state introdotte per la prima volta nel villaggio dal governo cinese, come parte del programma Grain for Green e di sussidi ai coltivatori locali. Molti coltivatori dello Yunnan hanno sostituito le tradizionali agroforeste di tè con queste distese a monocoltura. Mentre le agroforeste dipendono da una struttura forestale diversificata, per offrire servizi ecosistemici di fertilità e disinfestazione questi sistemi richiedono una spinta agrochimica, che include fertilizzanti, erbicidi e pesticidi. Tuttavia, molti agricoltori del villaggio di Akha continuano a gestire agroforeste di tè, sia perché la qualità del tè è più alta sia perché questi sistemi sono legati alla propria identità culturale.

Li Gan mi ha rivelato che rispetto alle distese a monocoltura, il tè proveniente dalle loro agroforeste è più resiliente alla variabilità e imprevidibilità climatica. Mi ha spiegato che questo è dovuto in parte al fatto che le piante coltivate da semi sono più resilienti alla variabilità climatica di quelle cresciute da propaguli clonali. Anche il tè coltivato ad albero è più resiliente agli sbalzi climatici di quello ad arbusto. Aye Ying ha aggiunto che questo è un altro motivo per cui preferiscono mantenere una copertura boschiva e una flora lussureggiante nelle proprie agroforeste di tè.

Più di dieci anni fa, è stata questa tazza di tè a introdurmi non solo alla tematica della vulnerabilità delle coltivazioni al cambiamento climatico, dalla singola pianta fino all’intera filiera, ma anche al potere della gestione e del trattamento umano come risposta a tale cambiamento. L’esperienza ha guidato il mio programma di ricerca, e i coltivatori mi hanno fornito osservazioni e ipotesi da testare. Dal 2010, frequenti rapporti dei telegiornali hanno evidenziato come il cambiamento climatico stia incidendo sui sistemi di coltivazione del tè in tutti i Paesi produttori del mondo, tra cui India, Kenya e Sri Lanka, comportando effetti gravi e irreversibili sulla produzione del tè e sul sostentamento degli agricoltori. Da quel momento, ho collaborato con un team interdisciplinare di scienziati e professionisti del settore a un progetto che, mediante tecniche all’avanguardia, mirava a misurare in termini quantitativi l’impatto del cambiamento climatico sulla qualità del tè. Poiché vengono coltivate per decenni attraverso l’uso di diversi sistemi di produzione testati negli anni, le piante di tè offrono un sistema senza precedenti per comprendere gli effetti del cambiamento climatico.

Ricerca sul campo

Dal 2012 il nostro team interdisciplinare ha portato avanti ricerche sul tè e sul cambiamento climatico studiando diverse zone agroclimatiche relative alle principali regioni di produzione del tè cinese. A partire dalla variabilità stagionale che si ritrovano ad affrontare, abbiamo unito esperimenti effettuati sul campo in diverse stagioni a esperimenti di manipolazione di serre come punto di partenza per capire gli effetti a lungo termine del cambiamento climatico. Un’istantanea realizzata sul campo mostra un aumento del 50% nella crescita del tè rispetto alla siccità primaverile all’inizio della stagione dei monsoni nella regione sud-occidentale dello Yunnan. Portando in laboratorio i campione di tè raccolti prima e durante l’avvento del monsone, ho scoperto che le quantità di catechina e dei metaboliti secondari delle metilsantine, i principali composti che determinano la qualità e il sapore del tè, erano quasi dimezzate durante l’inizio del monsone mentre l’insieme delle concentrazioni fenoliche e l’attività antiossidante erano aumentate. Nonostante il rapporto inverso tra crescita del tè e concentrazioni di singoli metaboliti secondari suggerisca un effetto diluitivo delle precipitazioni sulla qualità del tè, l’aumento complessivo delle concentrazioni fenoliche e dell’attività antiossidante indicano altre risposte da stress delle piante.

I miei collaboratori hanno analizzato ulteriormente questi campioni per profili aromatici nel laboratorio di Albert Robbat presso la Tufts University del Massachusetts, Stati Uniti, e hanno scoperto che il tè di primavera proveniente dallo Yunnan presentava un numero maggiore di composti aromatici (201) rispetto al tè monsonico (196), con un totale di 59 composti stagionali unici. Alcuni di questi composti aromatici sono associati ad attributi di sapore positivi, mentre altri a quelli negativi. All’interno di ogni famiglia di composti aromatici, le concentrazioni di metaboliti sono aumentati, diminuiti o rimasti gli stessi dopo l’inizio del monsone, indicando i complessi effetti della variabilità climatica sulla qualità del tè.

I cambiamenti che abbiamo misurato nelle quantità di metaboliti secondari del tè corrispondono alle percezioni sensoriali dei coltivatori, consumatori e pannellisti durante le prove d’assaggio. Inoltre, abbiamo documentato un declino di circa il 50% nel reddito famigliare proveniente dalle vendite di tè corrispondenti all’inizio del monsone e della variabilità delle precipitazioni. Centinaia di interviste con i coltivatori di tè dello Yunnan sui pattern climatici e i loro effetti sul raccolto e la qualità hanno mostrato un consenso generico con le osservazioni di Aye Ying e Li Gan. Tuttavia, queste osservazioni variano in base alla regione agroclimatica. Mentre il fattore principale che influisce sulla qualità del tè nello Yunnan meridionale sono le precipitazioni, quello della Cina orientale è la temperatura. Questo per indicare l’importanza della geografia nella comprensione dell’impatto del cambiamento climatico sul tè.

Inoltre, è importante sottolineare che nelle coltivazioni di tè, il tè non è l’unica specie che subisce i cambiamenti climatici. Ogni specie è vulnerabile al cambiamento climatico, determinando effetti collaterali nelle dinamiche tra le specie e i fattori di stress biotici e abiotici. Mentre alcune di queste interazioni hanno il potere di annullare gli effetti del cambiamento climatico, altre possono amplificarli. Per esempio, in un esperimento di manipolazione in serra che ho condotto, abbiamo scoperto che a un aumento della disponibilità d’acqua (una simulazione degli eventi di estreme precipitazioni in aumento nell’area di produzione del tè dello Yunnan) corrisponde una riduzione significativa delle concentrazioni di epigallocatechina-3-gallato, il composto principalmente responsabile della qualità del tè, mentre gli effetti d’interazione con l’acqua con pressioni simulate di parassiti hanno annullato da soli gli effetti dell’acqua.

Mentre il nostro team interdisciplinare continua a sintetizzare le scoperte degli esperimenti svolti negli ultimi sei anni, è più che evidente che la qualità del tè è direttamente influenzata dal cambiamento di precipitazioni, disponibilità d’acqua, temperatura, gas effetto serra, radiazioni ultraviolette, e pressioni di parassiti legati al cambiamento climatico. Le scoperte estrapolate dagli studi condotti nelle serre e nelle coltivazioni stagionali a lungo termine, allo scopo di produrre proiezioni di scenari climatici sul lungo periodo, suggeriscono che i coltivatori e i consumatori si trovano di fronte a implicazioni variabili con scenari di previsione climatica. Dalle nostre scoperte si evince inoltre la necessità di sviluppare pratiche gestionali che facilitino l’adeguamento climatico per la produzione sostenibile di tè. Per fortuna, possiamo iniziare imparando dai coltivatori delle agroforeste di tè.

SELENA AHMED è assistente di cattedra e principale ricercatrice dei sistemi alimentari sostenibili presso il Food and Health Lab del Montana State University negli Stati Uniti.

Bulang women from Mang Jing village picking tea in a forest tea garden, on Jingmai Mountain, western Xishuangbanna, Yunnan, China.
10 consigli dai coltivatori di tè

01 Riconoscere i collegamenti tra salute umana, ambientale e agricola. La nostra interazione con l’ambiente è un fattore chiave per l’ottenimento di raccolti deliziosi e sicuri per la salute umana.

02 Gestire la diversità attraverso la catena d’approvvigionamento alimentare. Per l’agricoltura, questo include la gestione della biodiversità a livello di paesaggio, specie e genetica sopra e sotto il suolo. La diversificazione agricola è una strategia di compromesso per la resilienza climatica. La biodiversità deve essere sponsorizzata sul mercato attraverso offerte diversificate di prodotti e strategie commerciali per raggiungere consumatori di diverse fasce demografiche.

03 Imitare gli ecosistemi naturali nella gestione dei sistemi agricoli per i diversi servizi ecosistemici. Gli ecosistemi naturali offrono servizi ecosistemici fondamentali per supportare raccolti d’alta qualità, tra cui la regolazione dei nutrienti del suolo, la qualità dell’acqua e la regolazione climatica. Affidarsi ai servizi ecosistemici nei sistemi agricoli, piuttosto che agli input agrochimici, aiuta inoltre a ridurre l’inquinamento di suolo e acqua durante la produzione alimentare.

04  Coltivare per qualità e non per quantità, e lavorare per promuovere la sinergia tra salute ambientale e quella umana. È importante capire che la qualità del cibo è un parametro multidimensionale che include sapore, attributi salutari e la resilienza dei raccolti alla variabilità climatica.

05  Non “pompare” i raccolti con prodotti agrochimici. Lo stress ecologico nei sistemi agricoli incide sulla presenza e la concentrazione di nutrienti e metaboliti secondari nei raccolti, responsabili degli attributi salutari e del sapore. Le piante producono metaboliti secondari come risposta di difesa allo stress ambientale. La produzione di metaboliti secondari rappresenta per le piante un costo energetico. Laddove irrigate di pesticidi ed erbicidi, le piante perdono alcuni dei loro segnali ecologici che interessano la produzione di molti dei metaboliti secondari che apprezziamo nella nostra tazza di tè o caffè.

06 Gestire il sistema agricolo e l’impresa alimentare per il lungo periodo e in previsione degli scenari peggiori. Bisogna sempre aspettarsi l’imprevedibile. È necessario capire che i sistemi e le connessioni entro e tra i sistemi sono in continua evoluzione; con il cambiamento climatico bisogna continuare a muoversi per restare nello stesso punto. Non mettere tutti i semi in un unico vaso. E soprattutto, concentrarsi sulla creazione di sistemi alimentari per i nostri pronipoti. Le risorse che abbiamo oggi sono state preservate dalle generazioni passate. Piante da frutto che oggi potresti non coltivare, e quegli alberi la cui ombra non potresti godere.

07 Sperimentare continuamente le innovazioni nel campo della produzione, dell’elaborazione e del commercio.

08 Condividere e scambiare conoscenze, il germoplasma delle colture e le abilità attraverso lo sviluppo di norme di cooperazione. Una grande marea in aumento solleverà tutte le barche; bisogna lavorare insieme alla creazione di queste ondate. La competizione amichevole, lo scambio e la condivisione di informazioni tra i coltivatori di tè e gli addetti alla filiera creerà una sinergia e una progressiva ideazione che condurrà a un mondo più resiliente.

09 Gestire in base alla specificità del contesto e degli effetti d’interazione. Quello che funziona oggi potrebbe non andare bene domani. Ciò che cresce bene qui, potrebbe non crescere bene da un’altra parte. Ciò che piace a me potrebbe non piacere a te. E ricordare sempre di provare ad adottare un approccio ai sistemi per osservare tutte le connessioni e le interazioni. Per esempio, durante la gestione delle piogge nei sistemi agricoli, si avranno conseguenze non solo sui raccolti ma anche sugli insetti impollinatori, i microbi e tutte le dinamiche tra loro, le piante e l’ambiente.

10 Supportare i diritti dei lavoratori e delle famiglie nel settore agricolo promuovendo connessioni dirette tra coltivatori, aziende e consumatori per garantire trasparenza e fiducia nell’intera filiera.

Sei un socio? Richiedi l’abbonamento gratuito alla rivista 25 in versione cartacea sul sito sca.coffee/signmeup.